L’assolutismo
e lo Stato Moderno
Confronto
con il Feudalesimo
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Feudalesimo
Potere
decentrato
Il
re non ha il monopolio sul potere
Rapporto
di sudditanza mediato
Leva
feudale: il re chiede militari al feudatario
Imposte
indirette
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Stato
Moderno
Potere
centralizzato
Sovranità
totale sopra tutti i cittadini del
territorio
Rapporto
di sudditanza diretto
Leva
moderna: + professionale, non c’è + il
ricatto feudale
Imposte
dirette e indirette
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La legislazione dello Stato
Moderno. Le consolidazioni
Ordonnance Montil Lez Tours. La
redazione dei coutumes
Estratto dall’Ordonnance:
“Noi, volendo abbreviare i processi e litigi tra i nostri sudditi e sollevarli
dalle controversie e delle spese e introdurre certezza nei giudizi per quanto
si potrà impedire ogni sorta di incertezze e contraddizioni, ordiniamo e
stabiliamo, dichiariamo e comandiamo che le consuetudini, usi e stili di tutti
i paesi del nostro regno siano redatti e messi per iscritto, concordati tra i
redattori, i pratici e la popolazione di ciascuno dei suddetti paesi del nostro
regno, le quali consuetudini, usi e stili così concordati saranno messi per
iscritto in linri, i quali saranno presentati innanzi a noi per farli rivedere
e verificare dai membri del nostro Gran Consiglio o del nostro Parlamento, e
perché noi li decretiamo e confermiamo. E ognuno degli usi, consuetudini e
stili così decretati e confermati saranno osservati e mantenuti nei paesi dei
quali saranno, e altrettanto nella nostra Corte del Parlamento nelle cause e
processi di ciascun paese: e giudicheranno i giudici del nostro detto regno,
tanto nella Corte del Parlamento quanto i nostri balivi, siniscalchi e altri
giudici, secondo ciascun uso, consuetudine e stile dei paesi dei quali saranno,
senza chiederne altra prova oltre a quanto sarà scritto sul detto libro: e tali
consuetudini, stili e usi così scritti, concordati e confermati come detto,
vogliamo siano mantenuti e osservati nei giudizi e al di fuori”
La situazione spagnola
Alfonso X El Sabio, Las Siete Partidas, 1265
Partida I,
titolo I, legge XI, Qualità del
legislatore: “Il legislatore deve amare Dio e tenerLo davanti agli occhi
nel fare le leggi, così che esse possano essere giuste e perfette. Inoltre deve
amare la giustizia e il bene comune. Deve essere saggio, così da distinguere il
giusto dall’ingiusto, e non deve vergognarsi di cambiare e migliorare le
proprie leggi, ogni volta che ritenga, o gli venga dimostrato, che debba farlo;
perché è essenzialmente giusto che colui il quale deve guidare gli altri e
correggerli sappia fare altrettanto verso se stesso, ogniqualvolta si trovi a
sbagliare”.
Partida I, titolo
I, Perché non sia possibile sottrarsi
all’applicazione delle leggi sostenendo di non esserne al corrente: “Nessuno può sfuggire alle sanzioni
della legge dicendo che non ne era corrente, poiché, dato che gli uomini devono
essere tutelati da essa tanto ricevendo quanto facendo giustizia, è conforme a
ragione che siano tenuti a studiarle e conoscerle, magari apprendendo il loro
tenore da coloro che le hanno studiate, oppure sentendole spiegare senza
bisogno di leggerle; perché gli uomini trovano scuse per ogni cosa (…)”
Partida II, titolo
I, Cosa significhi la parola tiranno, e
in qual modo un tiranno faccia uso del suo potere nel regno, dopo che ne ha
ottenuto il possesso:
“Il tiranno è un sovrano che ha ottenuto il possesso di un regno, o di un
paese, con la forza, la frode o il tradimento. Tali persone hanno tale
carattere, che dopo aver ottenuto il pieno controllo del paese, preferiscono di
agire secondo il proprio personale vantaggio, anche quando ciò risulti in un
danno per il paese, anziché per il bene comune, in quanto vivono nella continua
aspettativa di perderlo. E allo scopo di attuare i loro progetti più facilmente,
i saggi antichi dicono che essi impiegano sempre il loro potere contro il
popolo tramite artifizi. Il primo è che tali persone si sforzano sempre di
mantenere i loro sudditi ignoranti e timorosi, poiché, quando sono tali, non
osano sollevarsi contro di lui e opporsi ai suoi desideri. Il secondo è che
suscitano diffidenza reciproca tra il popolo, in modo che nessuno si fidi di un
altro, perché vivendo in tale discordia, non osano pronunciare alcuna
rimostranza contro il re, temendo che né fede né segreto possano essere
mantenuti tra loro. Il terzo è che si adoperano per renderli poveri, e
impegnarli in tali gravose fatiche che non possano condurle a termine; per la
ragione che essi abbiano sempre tanto di cui occuparsi per le proprie
disgrazie, da non aver il coraggio di prendere alcuna iniziativa contro il
governo del tiranno. […]”
Partida II, legge I, Cosa significhi la
parola popolo:
“Alcuni pensano che con la parola popolo si intenda la plebe, come per esempio
gli artigiani e gli operai, ma non è questo il caso, poiché nei tempi antichi,
in Babilonia, Troia e Roma, famose città, tutte queste faccende erano regolate
nel modo più acconcio, e a ogni cosa era dato un nome adatto. Colà era chiamato
popolo l’unione di tutti gli uomini, di rango superiore, medio e inferiore; in
quanto tutti sono necessari, e nessuno è eccettuato, per la ragione che sono
tenuti ad aiutarsi gli uni con gli altri allo scopo di vivere come si conviene
ed essere protetti ed assistiti”.
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