venerdì 16 maggio 2014

Materiali Storia del Diritto II - terza parte - Processo a Carlo I Stuart


La Rivoluzione inglese e il processo a Carlo I Stuart
- Antecedenti
Edward Coke, Institute of the laws of England, or a commentary upon littleton, not the name of author only, but of the law itself

Petition of Rights (1628)
Alla Eccellentissima Maestà del Re.
[I] I Lords spirituali e temporali e i Comuni, riuniti in Parlamento, fanno osservare molto umilmente al nostro Sovrano Signore il Re che è dichiarato e fissato da uno statuto fatto sotto il regno di Edoardo I, conosciuto sotto il nome de tallagio non concedendo, che il Re o i suoi eredi non impongano né levino imposte o aiuti in questo regno, senza il buon volere ed assenso degli arcivescovi, vescovi, conti, baroni, cavalieri, borghesi ed altri uomini liberi dei comuni di questo regno; che, dall'autorità del Parlamento, con­vocato nel 25° anno del regno del Re Edoardo III, è dichiarato e stabilito che nessuno potrà essere, in avvenire, costretto a prestare del denaro al Re contro la sua volontà, perché ciò sarebbe contrario alla ragione e alle libertà del paese; che altre leggi del regno proibiscono di gravare con ca­richi o altre tasse conosciute sotto il nome di « benevolence » o altre im­posizioni analoghe; che, per i detti statuti od altre buone leggi di questo regno, i vostri sudditi hanno ereditato questa sicurezza di non potere es­sere costretti a contribuire a nessuna tassa, imposta, contributo od altro onere simile, senza il comune consenso, dato in Parlamento.
[II] Considerando tuttavia che sono state stabilite, dopo poco, diverse commissioni indirizzate ai commissari in parecchie contee, con istruzioni per le quali il vostro popolo è stato riunito in diversi luoghi e richiesto di prestare certe somme di denaro a V. M.; e che rifiutandosi qualcuno, è stato a questi fatto prestare giuramento, e sono stati obbligati a comparire e a presentarsi, contro tutte le leggi e gli statuti di questo reame, davanti al vostro Consiglio privato o in altri luoghi; che altri sono stati arrestati e imprigionati, turbati e molestati in diverse altre maniere; che diverse altre tasse sono state imposte e esatte sui vostri sudditi nelle contee dai lords luogotenenti, dai luogotenenti-deputati, dai commissari per l'eser­cito, dai giudici di pace e da altri, per ordine di V. M. o del vostro Con­siglio privato, contro le leggi e i liberi costumi di questo reame.
[III] Considerando che è anche fissato e stabilito, dallo statuto chiamato la « Grande Carta delle libertà d'Inghilterra », che nessun uomo libero potrà essere arrestato o messo in prigione, né spossessato del suo libero allodio, né delle sue libertà o franchigie, né messo fuori dalla legge o esi­liato, né molestato in nessun'altra maniera, se non in virtù di una sentenza legale dei suoi pari o delle leggi del paese.
[IV] Considerando che è stato anche dichiarato e stabilito, dall'autorità del Parlamento nel 28° anno del regno del Re Edoardo III, che nessuno, di qualsiasi rango o condizione sia, potrà essere spogliato, ne privato del diritto di trasmettere i suoi beni per successione, o messo a morte senza essere stato ammesso a difendersi in un processo legale.
[V] Considerando tuttavia che, nonostante questi statuti ed altri statuti e buone leggi del vostro reame aventi il medesimo oggetto, parecchi dei vostri soggetti sono stati recentemente imprigionati senza che ne sia stata indicata la causa; e che, quando furono condotti davanti ai vostri giudici, conformemente ai bills di V. M. sull'habeas corpus, per subire e ricevere ciò che la corte stabilirà, e quando fu ingiunto ai loro carcerieri di far co­noscere le cause della loro detenzione, questi non hanno dato altre ragioni se non che l'arresto aveva avuto luogo per un ordine speciale di V. M. notificato dai lords del vostro Consiglio privato; che essi furono in seguito restituiti nelle loro differenti prigioni, senza che fosse portato contro essi un capo d'accusa dal quale essi potessero discolparsi conformemente alla legge.
[VI] Considerando che considerevoli distaccamenti di soldati e marinai sono stati recentemente dispersi in parecchie contee del reame, e che gli abitanti sono stati costretti a riceverli ed albergarli loro malgrado, contro le leggi e costumi di questo reame, con grande gravame ed oppressione del popolo.
[VII] Considerando che è stato anche dichiarato e fissato dall'autorità del Parlamento nel 25° anno del regno del Re Edoardo III, che nessuno potrà essere condannato a morte o alla mutilazione, se non nelle forme indicate dalla Grande Carta e dalle leggi del paese; e che, per la detta Grande Carta e le altre leggi e statuti del vostro reame, nessun uomo deve essere con­dannato a morte, se non per mezzo delle leggi stabilite nel reame e delle consuetudini che vi sono in vigore, o di un atto del Parlamento; che da un altro lato, nessun criminale, di qualsiasi condizione sia, può essere esen­tato dalle forme della giustizia ordinaria, né evitare le pene che gli inflig­gono le leggi e gli statuti del reame; che tuttavia, dopo poco, parecchie commissioni date Sotto il gran sigillo di V. M. hanno investito certe per­sone di mandato e potere ed autorità di procedere, conformemente alla legge marziale, contro i soldati o marinai, od altre Persone che si fossero unite ad essi, per commettere qualche assassinio, furto, fellonia, sedizione o altro crimine o delitto qualsiasi, di conoscere sommariamente le cause, e di giudicare, condannare, eseguire e mettere a morte i colpevoli seguendo le forme della legge marziale e i modi usati in tempo di guerra nelle armate.
[VIII] Che, sotto il pretesto di questo potere, i commissari hanno man­dato a morte parecchi dei sudditi di V. M., allorquando, se avessero me­ritato l'ultimo supplizio secondo le leggi e statuti del paese, essi non avreb­bero potuto né dovuto essere condannati e giustiziati che per mezzo di queste stesse leggi e statuti e non altrimenti.
[IX] Che diversi grandi criminali hanno anche, in tal modo, reclamato una esenzione, e sono riusciti a sottrarsi alle pene in cui erano incorsi per le leggi e statuti del reame, in seguito al rifiuto ingiustificato di parecchi dei vostri ufficiali e commissari di giustizia di procedere contro questi cri­minali secondo le leggi e gli statuti, col pretesto che essi dipendevano dalla legge marziale e dalle commissioni sopra ricordate, le quali commissioni e tutte le altre della stessa natura, sono direttamente contrarie alle leggi e agli statuti del vostro reame.
[X] Per queste ragioni, supplicano umilmente la Vostra Eccellentissima Maestà che nessuno, in avvenire, sia costretto a fare alcun dono gratuito, alcun prestito di danaro, alcun particolare presente, né a pagare alcuna tassa o imposta senza il consenso comune dato per atto del Parlamento; che nes­suno sia chiamato in giustizia, ne' obbligato a prestare giuramento, né ob­bligato a un servizio, né arrestato, inquietato o molestato in occasione di queste tasse, o del rifiuto di pagarle; che nessun uomo libero sia arrestato o detenuto nella maniera indicata sopra; che piaccia a V. M. di far ritirare i soldati e i marinai dei quali si è sopra parlato, ed impedire che in avvenire il popolo sia oppresso in tal modo; che le commissioni incaricate di appli­care la legge marziale siano revocate e annullate e che non ne siano più deliberate di simili a nessuno per paura che, sotto questo pretesto, qual­cuno dei vostri soggetti sia molestato o mandato a morte contro le leggi e libertà del paese.
[XI] Tutte queste cose essi domandano umilmente a V. M. come loro diritti e loro libertà, secondo le leggi e gli statuti di questo reame; suppli­cano anche V. M. di dichiarare che tutto ciò che si è fatto a questo riguar­do, procedure, sentenze ed esecuzioni in danno del vostro popolo non pro­durrà conseguenze od esempi; supplicano anche che piaccia a V. M. degnare di dichiarare graziosamente, per una più grande soddisfazione e sicu­rezza del vostro popolo, che vostra intenzione e volontà reale è che nelle cose qui sopra dedotte, i vostri ufficiali e ministri vi servano conforme­mente alle leggi e agli statuti di questo reame, e che abbiano in vista l'onore di V. M. e la prosperità di questo reame.


Il processo al re
Prima udienza (20 gennaio 1649)
Mentre veniva letta l'accusa, il prigioniero era rimasto per qualche tempo seduto, guardando a volte la Corte e levando di tanto in tando lo sguardo verso le gallerie e, dopo essersi anche alzato e voltato a guardare la scorta, gli spettatori e auditori, era tornato a sedersi con un contegno superbo e sicuro di sé, testimoniando di non essere per nulla turbato, fino a che non si giunse alle parole che Carlo Stuart era un tiranno, un traditore, ecc., udite le quali egli si mise a ridere in faccia alla Corte. E letta che fu l'accusa, il presidente riprese a parlargli in questa maniera:
Presidente: Signore, avete udito leggere un'altra accusa contro di voi e le cose che vi sono contenute. Avete visto che nella conclusione la Corte è pregata in nome dei Comuni d'Inghilterra di farvi rispondere. Perciò essa aspetterà la vostra proposta e l'ascolterà volentieri.
Al che il Re gli rispose:
Re: Prima che io voglia rispondere, debbo sapere innanzitutto in virtù di quale autorità io sono stato condotto qui. (...) Ricordatevi, signore, che io sono il vostro Re, vale a dire il vostro Re legittimo, e quale peccato state attirando sulle vostre teste, oltre ad altri grandi giudizi sul Paese. Pensateci bene, anzi, prima d'inoltrarvi da un peccato a un altro maggiore. Io non vedo che abbiate alcuna autorità, e pertanto fatemi sapere in virtù di quale autorità legittima io mi trovi qui; allora non ricuserò di rispondere. E allo stesso tempo sappiate che io non voglio abbandonare il diritto che mi è stato affidato in deposito, io ho un deposito che mi è stato commesso da Dio per effetto di un'antica e legittima successione dai miei antenati, io non l'abbandonerò sottomettendomi a rispondere a un'autorità che non sia legittima. Perciò date,mi soddisfazione in questo, e io vi risponderò.
Presidente: Signore, se vi foste compiaciuto di notare quel che la Corte vi ha prima delimitato e lo scritto che vi è stato letto, avreste riconosciuto in virtù di quale autorità noi siamo qui riuniti, cioè l'autorità dei Comuni d'Inghilterra riuniti in parlamento in nome del popolo inglese dal quale siete stato eletto re, la quale autorità vi richiede ora in nome di questo popolo di rispondere alla vostra accusa.
Re: Nego che l'Inghilterra sia mai stata un regno elettivo, questo è stato ereditario da quasi mille anni, e pertanto fatemi saper in virtù di quale autorità io sono chiamato qui davanti a voi, essendo la vostra fondata su un potere che è usurpato. Io non verrò mai meno al mio dovere. M'è stata affidata la libertà del mio popolo, per la quale sono più portato io di quanto non lo sia nessuno di coloro che si sono eretti qui a giudici. Perciò fatemi vedere per quale autorità legittima io comparisco qui, e allora risponderò; altrimenti tradirei la libertà del mio popolo.
Presidente: Se voi non riconoscete l'autorità della Corte, questa non mancherà di procedere.
 (...)
Ultima udienza (27 gennaio 1649)
Presidente: (...) La Corte fa benissimo a stimare, signore, e voglio sperare che lo reputino anche tutti coloro di questa nazione che hanno il senso e il giudizio sani, che le leggi sono sopra di voi e che avreste dovuto governare conformemente alle leggi. Avreste dovuto farlo, signore, e so bene che pretendete di averlo fatto. (...) Ma, signore, il grande dissidio è stato sapere chi sono coloro che devono essere gli interpreti delle nostre leggi: se dobbiate esser voi e il vostro partito, che è fuori dalle Corti di giustizia, a dover attribuire il potere di interpretarle, oppure se non sia ben più ragionevole e molto più giusto che le Corti di giustizia ne rimangano le interpreti, anzi, se tale non sia il diritto della sovrana e più alta Corte di giustizia che è il Parlamento di Inghilterra, il quale non ne è soltanto il supremo interprete, ma anche il solo ad avere il diritto e il potere di farle. (..) le leggi sono al di sopra di Voi, signore, e invero vi è anche qualcosa che è al di sopre di esse, e che ne è il padre e l'autore, e questo è il popolo d 'Inghilterra. (...) Alcuni del vostro partito, signore, hanno giustamente detto che un re non ha eguali nel suo regno. Anche la Corte vi concederà che, mentre siete re, non avete eguali in un certo senso, poiché siete più grande di qualsiasi vostro suddito”


Materiali extra: Fasi della Rivoluzione Inglese
La prima fase (1642 –1649)
1625. Muore Giacomo I Stuart, gli succede il figlio Carlo I (1600-1649).
1628. Carlo I convoca il parlamento affinché approvi le tasse necessarie a finanziare una spedizione in appoggio degli ugonotti assediati a La Rochelle. Le due Camere riunite presentano al re la Petizione dei Diritti (Petition of Rights) con la quale chiedono al sovrano di impegnarsi a ottenere l'approvazione del parlamento per l'imposizione di ogni nuova tassa e a far cessare ogni pratica illegale (arresti immotivati, imposizione di prestiti forzosi, alloggiamento forzato di truppe presso i civili, ecc.). Carlo I accoglie la Petition of Rights.
1629. Nel marzo Carlo I scioglie le due camere e dichiara ufficialmente la sua intenzione di governare senza l'ausilio del parlamento (29 marzo). Fa confinare il leader parlamentare John Eliot nella torre di Londra (dove morirà nel 1632). Carlo I governa senza parlamento, affidando al primo ministro, Thomas Wentworth (1593-1641), conte di Strafford, la politica interna e a Willian Laud (1573-1645), arcivescovo di Canterbury, la politica religiosa.
1634. Carlo I impone a Londra la ship money, una tassa originariamente pagata solo dalle città costiere per il mantenimento della flotta.
1635. La ship money viene estesa a tutto il Paese.
1638. Il tentativo dell'arcivescovo di Canterbury di imporre l'English Book of Common Prayer (Libro inglese delle preghiere comuni) in Scozia provoca la ribellione degli Scozzesi e la decisione di muovere guerra al re.
1638. John Hampden, ex-deputato della camera dei comuni, viene processato per essersi rifiutato di pagare la ship money; il processo viene seguito e commentato dall'opinione pubblica con grande interesse.
1640. Il 13 aprile Carlo I è costretto a convocare il parlamento (short parliament) per reperire i mezzi finanziari con i quali affrontare la rivolta scozzese; di fronte alla richiesta dei parlamentari di abolire la ship money e di approvare norme che impediscano lo scioglimento arbitrario del parlamento, il re lo chiuse nuovamente (5 maggio).
1640. Sconfitto dagli Scozzesi a Newburn, Carlo l deve accordare all'armata di Scozia il pagamento di un soldo giornaliero fino alla definitiva soluzione della controversia. A novembre il re è costretto a riconvocare il parlamento (long parliament); il nuovo parlamento, guidato da leader puritani come John Pym (1584-1643) e John Hampden (1594-1643), chiede la convocazione periodica delle camere, l'abolizione degli ordini repressivi della corona (camera stellata, alta commissione, consiglio del nord), e la nomina di una commissione che riformi «nelle radici e nei rami» la Chiesa anglicana (Root and Branch Bill).
1641. Scoppia in Irlanda una rivolta dei cattolici contro la colonizzazione inglese. Il parlamento, guidato da Oliver Cromwell (1599-1658), chiede e ottiene che Thomas Wentworth e William Laud vengano sottoposti a processo; il conte di Strafford sarà giustiziato il 12 maggio, l'arcivescovo di Canterbury il 10 gennaio 1645. Il 22 novembre il parlamento approva la Grande Rimostranza (Grand Remonstrance), un lungo e articolato documento che elenca tutte le violazioni commesse dai ministri e dal clero e chiede il controllo parlamentare sull'attività dei ministri e sulla Chiesa.
1642. II 3 gennaio Carlo I irrompe con una scorta armata in parlamento con l'intenzione di arrestare gli esponenti dell'opposizione, i quali però non sono in aula. A giugno il re fugge da Londra e si rifugia a Oxford, dove inizia a organizzare un esercito (detto dei cavalieri, perché formato da aristocratici) per marciare sulla capitale. Contemporaneamente il parlamento inizia ad allestire un proprio esercito, detto dei round heads («teste rotonde») per l'uso puritano di portare i capelli corti.
1643. Nella battaglia di Edgehill (23 ottobre) l'esercito dei cavalieri sconfigge quello parlamentare. Il parlamento affida a Oliver Cromwell il compito di formare un corpo di cavalleria in grado di affrontare i cavalieri del re; nasce il corpo degli ironsides («fianchi di
ferro»), nucleo del futuro esercito rivoluzionario, il cosiddetto New Model Anny (nuovo modello di esercito).
1644. Nella battaglia di Marston Moor (2 luglio) gli ironsides sconfiggono la cavalleria del re.
1645. Il  15 giugno a Naseby il New Model Army ottiene un'importante vittoria sull'esercito di Carlo I.
1646. A maggio Carlo I cerca rifugio presso gli Scozzesi, i quali nel gennaio dell'anno dopo lo consegneranno al parlamento inglese.
1647. Il Parlamento intima a Cromwell di sciogliere l'esercito (maggio); per tutta risposta Cromwell abbandona Londra per ricongiungersi con i suoi uomini. A giugno il New Model Arrny chiede lo scioglimento della camera dei comuni e nuove elezioni. Dal 28 ottobre all’11 novembre i rappresentanti dell'esercito si riuniscono a Putneyper decidere la linea da seguire; il dibattito è monopolizzato dai levellers («livellatori») che propongono l'Agreement ofPeople (patto del popolo), in cui chiedono una costituzione repubblicana, le elezioni a suffragio universale, libertà religiosa, uguaglianza giuridica dei cittadini, abolizione dei monopoli, Cromwell riesce a non far approvare l’Agreement of People. In novembre Carlo I fugge e si rifugia in Scozia; poco dopo gli Scozzesi riprenderanno le armi contro l'Inghilterra.
1648. Il 17 agosto l'esercito guidato da Oliver Cromwell sconfigge gli Scozzesi a Preston e li costringe a deporre le armi. Carlo I, consegnato agli Inglesi, dimostra maggiore disponibilità a concessioni nelle trattative con il parlamento. Gli esponenti del New Model Arny presentano al parlamento una Rimostranza in cui chiedono che il re sia portato di fronte alla giustizia. Rimasti senza risposta occupano Londra. Il 6 dicembre truppe comandate da Thomas Pride occupano la camera dei comuni e provvedono a epurarla di tutti i deputati «moderati» (è la Pride's purge, la «purga di Pride»).
1649. Il 30 gennaio il «parlamento tronco» (rump parliantent) giudica il re per alto tradimento e lo condanna a morte. La sentenza, che reca la firma di Oliver Cromwell, verrà eseguita il 9 febbraio. Il 19 maggio il parlamento dichiara ufficialmente la fine della monarchia e instaura la repubblica (Commonwealth).

La seconda fase (1649 –1653)
·       Tutela del diritto di proprietà, libertà religiosa e indipendenza della chiesa dallo stato
·       Eliminazione di tutte le posizioni estremistiche
·       Irlanda mano pesante 600.000 irlandesi uccisi le terre dei cattolici distribuiti fra i soldati protestanti inglesi
1651 L’Atto di Navigazione
1653 Cromwell scioglie il Lungo Parlamento e insedia nuova assemblea eletta dall’esercito.
Cromwell è Lord protettore del Commonwealth

La terza fase (1653-1658)
·       Si istaura una vera e propria dittatura militare
1658 Cromwell muore lasciando l’Inghilterra in una condizione di profonda lacerazione.

La quarta fase (1658-1660)
·       Il figlio di Cromwell, Richard non riesce a controllare la successione
1660 l’esercito al comando di Geroge Monk marcia su Londra e restituiva i poteri al Parlamento. La monarchia è restaurata con Carlo II Stuart che rientra in Inghilterra.
·       Il valore assoluto della libertà diventa patrimonio comune della nazione politica.

La restaurazione degli Stuart
·       Grazie alla Camera dei comuni non vi fu una semplice restaurazione dell’assolutismo monarchico.
·       Creazione di due partiti tories e whigs: conservatori i primi, progressisti i secondi.
·       Il parlamento blocca i tentativi degli Stuart di ripristinare la religione cattolica
·       Test act: tutti gli ufficiali possono entrare in carica solo dopo aver fatto fede di professione anglicana.
·       Habeas corpus: diritto di richiedere ad una corte reale l'emissione del writ corrispondente: tale diritto è stato sempre celebrato come il più efficiente sistema di salvaguardia della libertà individuale.
La gloriosa rivoluzione
·       Giacomo II, fratello di Carlo II, vuole stabilire forti rapporti con Roma
·       Conservatori e progressisti offrono la corona allo statolder d’Olanda Guglielmo III d’Orange
1668 un esercito olandese porta al trono Guglielmo III
·       Il Bill of rights definisce il nuovo equilibrio costituzionale: il re regna non governa

Nessun commento:

Posta un commento